di Alice Rivi | Operatrice olistica


Quest’anno il 23 settembre, giorno e notte si equivalgono quasi perfettamente. È l’equinozio d’autunno, un momento che le tradizioni neopagane chiamano Mabon, e che segna il passaggio simbolico dalla luce verso il buio, dall’estate verso l’inverno che si avvicina.
Non serve seguire una tradizione specifica per sentirti attratta da questo momento dell’anno. Ti racconto cos’è Mabon, da dove viene, e ti propongo un piccolo rituale semplice, fattibile con quello che hai già in casa, per accompagnare questo passaggio di stagione con più consapevolezza.
Le origini di Mabon
Il nome Mabon è relativamente recente: fu coniato negli anni Settanta dal praticante wiccan americano Aidan Kelly, che lo scelse ispirandosi a Mabon ap Modron, una figura della mitologia gallese legata alla luce e alla rinascita. Prima di allora, l’equinozio d’autunno veniva celebrato con nomi diversi in molte culture antiche, spesso legati semplicemente al raccolto: nella tradizione anglosassone e in quella celtica esistevano festività simili, incentrate sul ringraziamento per i frutti della terra raccolti durante l’estate.
Nella ruota dell’anno, il sistema simbolico che scandisce le otto festività principali delle tradizioni pagane e neopagane, Mabon rappresenta la seconda delle tre feste del raccolto, preceduta da Lughnasadh a inizio agosto e seguita da Samhain a fine ottobre. È il momento in cui il raccolto vero e proprio si completa, e la natura inizia a prepararsi al riposo invernale.
Cosa rappresenta simbolicamente questo momento
L’equinozio d’autunno porta con sé un simbolismo che va oltre l’aspetto agricolo. È il punto di equilibrio tra luce e buio, ma è anche l’inizio di un progressivo prevalere dell’oscurità sulle ore di luce, fino al solstizio d’inverno di dicembre.
Questo passaggio viene spesso letto come un invito a rallentare, a raccogliere non solo i frutti della terra, ma anche quello che abbiamo costruito, imparato, vissuto durante i mesi più attivi dell’anno. È un momento di gratitudine per ciò che si è raccolto, ma anche di preparazione interiore verso una stagione che invita naturalmente a uno sguardo più rivolto verso l’interno.
C’è anche un forte richiamo all’equilibrio: proprio come il giorno e la notte si bilanciano perfettamente in questa data, Mabon invita a chiederti se, nella tua vita, c’è equilibrio tra ciò che dai e ciò che ricevi, tra il fare e il riposare, tra la luce e il buio che convivono anche dentro di noi.
Il raccolto come metafora personale
Nelle tradizioni agricole, l’equinozio d’autunno era il momento in cui si valutava concretamente cosa la terra aveva prodotto durante l’anno, prima di affrontare i mesi più freddi. Portare questa immagine nella vita quotidiana significa chiederti: cosa ho raccolto io, quest’anno? Non solo in termini di risultati concreti, ma anche di consapevolezze, relazioni coltivate, piccoli cambiamenti che si sono radicati nel tempo.
È un esercizio diverso rispetto al classico bilancio di fine anno che si fa a dicembre: qui il focus è più sul riconoscere l’abbondanza già presente nella tua vita, prima ancora di guardare a cosa manca o cosa vorresti cambiare.
I colori e i simboli legati a questo periodo

Se ti piace circondarti di elementi simbolici, l’equinozio d’autunno richiama naturalmente i colori caldi del raccolto: l’arancio delle zucche, il marrone delle foglie cadute, il rosso profondo delle mele.
Anche solo scegliere un foulard o una candela di questi colori, o disporre in casa qualche elemento naturale che li richiami, può aiutare a sintonizzarti con l’energia di questo periodo dell’anno, rendendo il passaggio di stagione più tangibile anche visivamente, non solo simbolicamente.
Un piccolo rituale per celebrare Mabon a casa
Per onorare questo passaggio di stagione ti propongo un piccolo rituale che puoi fare con oggetti che probabilmente hai già in casa.
Prepara uno spazio semplice. Scegli un angolo della casa, anche piccolo, e disponi alcuni elementi che richiamano il raccolto e l’autunno: una mela, qualche noce o castagna, una candela, foglie raccolte durante una passeggiata. Non serve comprare nulla di specifico, basta guardarti intorno con occhi diversi.
Accendi una candela al tramonto. Il momento del tramonto, in questo giorno di equilibrio tra luce e buio, è particolarmente simbolico. Accendere una candela proprio in quel momento, magari in silenzio, aiuta a segnare consapevolmente il passaggio.
Scrivi tre cose che hai raccolto quest’anno. Prendi un foglio e scrivi tre cose, concrete o simboliche, che senti di aver raccolto in questi mesi: un apprendimento, una relazione che si è rafforzata, un piccolo traguardo personale. Non serve che siano eventi eclatanti, anche i cambiamenti più silenziosi contano. Conserva il foglio in un posto sicuro, l’anno prossimo, durante Mabon, scrivi un altro foglio e rileggi cos’avevi scritto quest’anno.
Condividi un piccolo pasto con gratitudine. Le tradizioni legate a Mabon includono spesso un pasto condiviso con frutta e verdura di stagione, come mele, zucca, uva. Anche solo una cena semplice, preparata con più consapevolezza del solito, può diventare un piccolo gesto rituale, magari dedicando un pensiero di gratitudine prima di iniziare a mangiare.
Chiudi con un momento di silenzio. Prima di tornare alla routine della serata, concediti qualche minuto di silenzio, magari vicino alla candela accesa, lasciando che il pensiero del passaggio di stagione trovi davvero spazio dentro di te.
Un momento per ascoltarti
Che tu segua o meno tradizioni specifiche, l’equinozio d’autunno resta un momento naturale di passaggio, un invito silenzioso a rallentare mentre le giornate si accorciano. Prenderti anche solo mezz’ora per onorarlo, con un piccolo gesto semplice come quello che ti ho proposto, è già un modo per iniziare la stagione più fredda con maggiore consapevolezza di te stessa.
Se in questo periodo di passaggio senti il bisogno di un aiuto in più per ritrovare equilibrio, una seduta di Reiki o una pulizia energetica dell’ambiente possono accompagnare proprio questo tipo di momento di transizione. Sai dove trovarmi.
A presto,
Alice.
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